Biodinamica e ciclo di vita

Il biodinamico è il nuovo organico? 

Che cos’è la biodinamica, e in che cosa differisce dall’essere organico?

“La biodinamica è un metodo di allevamento ecologico che guarda alla fattoria come un organismo vivente: autosufficiente, autonomo e che segue i cicli della natura”, spiega Elizabeth Candelario, amministratore delegato di Demeter, il programma di certificazione globale per le aziende agricole e dei prodotti biodinamici.

Candelario dice che i requisiti per l’agricoltura biologica certificata risiederebbero all’interno del più grande cerchio della biodinamica, come in effetti la biodinamica è basata su standard biologici, ma il requisito più importante è come l’azienda agricola viene gestita. Per esempio, invece di importare risorse esterne per aumentare la fertilità, bisogna gestire le erbacce o fornire cibo per il bestiame, l’elemento biodinamico enfatizza infatti l’importanza di generare questi ingressi nella fattoria stessa, per quanto possibile.

Un’altra differenza? Almeno il 10% della superficie totale deve essere sostituita con la biodiversità, che migliora la salute dell’impollinatore. La biodiversità conserva anche gli habitat delle specie in via di estinzione e fornisce una riserva di forme di vita diverse e la fauna selvatica per inoculare e abitare la fattoria come organismo.

Nel contempo raggiungere degli scopi biodinamici serve sia a guarire il pianeta attraverso una migliore agricoltura, ma anche a far divenire incredibilmente gustosi e nutrienti gli alimenti.

“La nostra salute è intimamente connessa alla salute dei nostri allevamenti e al nostro pianeta”, dice Candelario. “Il terreno più sano, il cibo più sano, la persona più sana, il pianeta più sano”. Alla fine del 2015 negli Stati Uniti c’erano circa 200 fattorie biodinamiche certificate, trasformatori e commercianti, ma secondo Candelario il numero è in crescita del 10% in un anno.

Con l’affermarsi della biodinamica come una piccola ma crescente categoria nel mercato degli alimenti naturali (che comunemente hanno un prezzo simile ai prodotti artigianali), c’è la possibilità di vedere i prodotti certificati in un negozio o di un produttore vicino a te.

Trova le aziende agricole e prodotti biodinamici certificati nella vostra zona.

Scopri biodynamicfood.org per un elenco dei produttori biodinamici e prodotti disponibili nella vostra zona e acquistare direttamente, o chiedete al vostro negozio locale preferito per trasportarli.

Cerca il marchio.

Cerca il marchio “Demeter certificato Biodinamico” sui prodotti freschi e confezionati. I prodotti devono essere certificati al fine di utilizzare legalmente questo termine.

Metti su una dispensa biodinamica.

È possibile trovare una varietà di articoli biodinamici che si adattano al quadro del mangiare pulito, tra cui alimenti base come tè, caffè, pasta, riso e salsa di pasta.

Ho cercato di tradurre al meglio l’articolo, chi volesse leggere l’originale lo trova al link di seguito.

Buona lettura e buona salute!

http://www.cleaneatingmag.com/articles/is-biodynamic-the-new-organic/

This is not my life

La nostra vita è circondata di ricordi, ma quali di essi ricordiamo veramente di aver vissuto? Pochi, se non pochissimi, sono quelli più vicini all’età matura o comunque al periodo della vita in cui siamo un po’ più cresciuti. Quasi tutti sono sfocati, confusi se non addirittura assenti. La maggior parte li apprendiamo in foto: nelle immagini del passato guardiamo quella persona, cioè noi stessi, e quasi ci sentiamo degli estranei, delle figure messe lì perché? Se non avessimo le foto, i filmati di quando eravamo più piccoli, potremmo dire di aver vissuto davvero quell’attimo? E che eravamo davvero noi in quell’istantanea? La risposta è no! La nostra memoria con il tempo sfuma, i ricordi vengono cambiati, migliorati o peggiorati per rendere plausibile la nostra vita e le scelte che compiamo, per poter rispondere in parte alle nostre domande e ai nostri turbamenti di esseri umani che investigano continuamente su se stessi. E se ti dicessero che i tuoi ricordi sono stati manomessi, che la tua vera esistenza è stata un’altra, in un altro luogo e con altre persone, con altri genitori, altri amici, insomma che c’è un altro te. Come reagiresti? Non è così assurdo da credere che possa succedere, è un’ipotesi plausibile ma che nessuno sceglie perché cadrebbe nel panico e non saprebbe gestire tutto ciò che ne deriva.

Ho da poco finito di vedere una serie dal nome “This is not my life”, in cui il protagonista Alec Ross si sveglia una mattina e scopre lentamente di non essere quello che sembra. Comincia una caccia spietata al suo vero “io”, ma chi egli sia veramente lo scoprirà solo nelle ultime puntate. Nel frattempo la serie mostra come una tranquilla cittadina possa essere pensata e costruita per rendere felici le persone, dare loro una vita perfetta, la vita che tutti desideriamo: senza guerra, senza dolori, dove tutti si vogliono bene. Ebbene a Waimoana, amena cittadina neozelandese, tutto questo è possibile! Nella clinica del Wellness la dott.ssa Collins si occupa dei suoi pazienti, o meglio dei loro microchip. Ognuno infatti ha un microchip impiantato nella parte del cervello deputato alla memoria. La Clinica del Benessere impianta i ricordi necessari per far sì che le persone si riconoscano nella propria vita e ne cancella degli altri tale che tutto proceda bene e piacevolmente, poiché nella vita ideale delle persone tutto deve essere perfetto e sereno.

Fin qui tutto bene. Poi succede che un individuo, Alec Ross, non rientra nella normale prassi, la sua memoria ricorda altre cose e da qui inizia l’Odissea che lo porterà a scoprire tristi verità su di sé ma anche a svelare chi sia lui veramente e quale sia la sua reale vita, dunque ad essere libero!

La serie è del 2010 ed è neozelandese, esiste in lingua inglese con i sottotitoli in italiano sul canale VVVVID (https://www.vvvvid.it/#!show/481/this-is-not-my-life), un sito di film e serie gratuito a cui basta iscriversi creando un account.

Già un noto film, “The Truman show”, anni fa aveva affrontato questa tematica, con altrettanti svelamenti che il protagonista conosce di sé e tutto ciò che ne consegue. In questa serie però c’è un elemento in più: la lotta della tecnologia (il microchip impiantato nel cervello delle persone) con l’essere umano. La mente delle persone è più forte e il richiamo selvaggio della libertà le porterà a ricostruire il proprio legame ancestrale con la memoria di sé. E questo a testimonianza del fatto che anche in una società super tecnologica, che manomette i ricordi, il primitivo prevale.

La domanda comunque resta sempre: “Chi siamo noi veramente?”.

this is not

smettere nel senso di togliere per fare posto ad altro

Mi succedono cose strane.

Si può pensare di muoversi restando immobili?

La chimica interna al corpo composta da tutte le cellule, dal sangue che scorre e dall’ossigeno che fa da propulsore, è come un fiume silente che cerca la via verso il mare.

Non è una metamorfosi ma un punto di vista, come affacciarsi da un dirupo piuttosto che da un balcone, perché stai guardando qualcosa che richiede uno sforzo maggiore. Le pupille si dilatano e irrorano di sangue le vie interne agli occhi, che a loro volta danno l’impulso alla corteccia visiva per ampliare la visuale.

Sono convinta che l’uomo derivi dalle stelle, ovvero che siamo un’esplosione dovuta al composto di ossigeno, carbonio e acqua.

Forse è vero che l’elemento attiguo all’acqua è l’aria e non la terra.

[“corpo che pensa, mente che muove”]

Lampade

 

Silvia sta guardando la bellissima “Slamp” che non gli ha mai regalato. Sorride e pensa a quel giorno che lui la accompagnò in stazione.

L’autobus rosso sempre lì, partiva alle 14.30, e lui con la sua vespa rosa correva tra le auto in sosta, nella scia di quel semaforo sul rettifilo mai rispettato perché sosteneva con ostentata sicurezza: “Qui non serve il semaforo, sono stupidi quelli che si fermano, il traffico non scorre”. Fausto sapeva muoversi bene nel traffico napoletano tuttavia Silvia pensava sempre di morire investita.

Fausto le chiedeva insistentemente cosa pensasse, di tutto. Silvia era molto giovane, non aveva idea di niente. Le cose scorrevano intorno a lei, sopra di lei e lui, in quel vortice di vita, era come il bastone nella ruota che procede a fatica, che si inceppa e che dopo riparte ma più  appesantita di prima.

Ha aspettato che Silvia salisse sull’autobus e mentre lei guardava i suoi boccoli brillare al sole, pensava già al lunedì che sarebbe tornata e che ugualmente non avrebbe saputo rispondere alle sue domande sulla vita. Si sentiva stupida perché avere un’idea sulle cose è sinonimo di personalità, e Silvia sentiva di non averne una, o forse non quella giusta, quella che avrebbe esaudito le inchieste di Fausto e acquietato la sua indole scassapalle.

Come quando si vantava di impiegare appena 15 giorni per preparare un esame e Silvia lo guardava incantata, perché a lei non bastavano due mesi. Oppure come quella volta che le disse che poteva smettere quando voleva perché l’eroina non andava a comprarla lui di persona. Fausto parlava dalla sua cameretta in Via Cavour e sembrava che lo stesso Cavour gli fosse entrato nella pelle. Ma era un’arringa, una di quelle che avrebbe compiuto un giorno con la toga. O come quella volta  che era in ospedale, in coma, e Silvia guardava negli occhi suo padre che non sapeva niente della fatta vita di quel figlio con la vespa rosa.

[alle cose che sonnecchiano]

“Dio è male, la verità è un inganno, e la vita uno scherzo”

 

Esistono, grosso modo, due tipi di bevitori. C’è l’uomo che tutti conosciamo, stupido, privo di fantasia, col cervello ottusamente roso da ottuse ubbie; quello che cammina vistosamente a gambe larghe, azzardando il passo, che di frequente cade per terra, e che vede, al sommo della sua estasi, topi azzurri ed elefanti rosa. E’ il tipo che dà vita alle barzellette sui giornali umoristici. L’altro tipo di bevitore ha fantasia, visione. Anche quando è piacevolmente su di giri, cammina diritto, naturale, non barcolla, non cade, sa dove si trova e quello che sta facendo. Non il suo corpo, ma il suo cervello è ubriaco. [..]

Ma sa, lui sa, lui che se ne sta in piedi con le gambe che non barcollano. E’ composto di carne, di vino, di favilla, di festuche di sole, di polvere del mondo, fragile meccanismo fatto per correre un tratto, fatto per subire l’assillo dei dottori della divinità  e dei dottori della malattia, e per essere alla fine buttato via nel mucchio.  [..]

Guarda la vita e le cose della vita con l’occhio invidioso di un filosofo pessimista tedesco. Vede al di là di tutte le illusioni. Trasvaluta tutti i valori. Dio è male, la verità è un inganno, e la vita uno scherzo. Dalle sue alture folli e quiete, con la certezza di un dio, tutta la vita gli appare un male.

[Jack London, John Barleycorn. Ricordi alcolici]

 

 

 

 

 

 

 

 

Marc Chagall, The pinch of snuff – 1912

Viaggio senza ritorno

Un viaggio ha senso solo se è un viaggio senza ritorno. In senso metaforico, ovviamente! E’ strano dirlo e sarà ancor più strano sentirlo per chi legge, ma me ne persuado ad ogni chilometro in più che percorro. Se il senso del viaggiare, dell’andare è quello di apprendere, educarsi, informarsi e crescere, è altrettanto inevitabile trasformarsi. Come può un viaggio, seppur breve, lasciarci invariati? Succede forse solo se a percorrere certe strade ci porti un senso di appagamento, se viaggiamo solo per il gusto di raccontare dove siamo stati e mostrare delle foto. O forse succede perché crediamo di conoscere tutto, perché l’era della società liquida e della esposizione “forzata” ad ogni tipo di informazione ci danno la sensazione di sapere. Questa estate, anzi in questo anno che racchiude i mesi da settembre dell’anno scorso ad adesso, ho scelto di camminare, di fare escursioni, di esplorare, di percorrere delle distanze, di andare. E’ bastato cominciare a cercare altre persone che camminassero, altri individui a cui piacesse percorrere strade, sentieri, tratturi, colline, nella pioggia e sotto il sole cocente. E’ cominciata così, perché sentivo il bisogno di mettermi in cammino ma non da sola. Volevo esplorare ma sentivo di essere acerba.

Come sono stata certa del cominciare, così sono altrettanto certa che ogni strada, ogni scelta conduca da qualche altra parte (nel senso più figurato del termine e più recondito). Non è che arrivando su una vetta ci si appropri di un orizzonte vero. Lo si vede, si può scrutarlo sicuramente e esserne rapiti, ma il vero scopo è quel camminare, quell’andare lento e costante che contraddistingue colui/colei che cerca, che esplora se stesso attraverso il terreno, tramite gli alberi, osservando il cielo con le sue nuvole a spasso.

Da un anno circa ho percorso circa 400 km a piedi, senza contare quelli che faccio mentre corro o quelli che un po’ più sporadicamente faccio nelle mie uscite in bicicletta. Non sono tantissimi né pochissimi. Non lo so quanti sono, ma so cosa c’è dentro quei chilometri. C’è la rabbia, la gioia, la stima, la voglia di fuggire, il raccontarsi, il piangere dentro senza le lacrime, il percorrere a ritroso le ultime vicende della mia vita, c’è il ridere, i ricordi che affiorano al bivio di un bosco. Dentro quei cammini c’è una trasformazione, una fenice che lentamente risorge anche sotto la pioggia battente di un temporale estivo. Lì dentro ci sono le sofferenze pensate e lasciate sulle strade dopo che le hai percorse. Dentro quei chilometri ci sono tanti visi, tanti sorrisi, tanti discorsi di persone che cercano se stesse, che si mettono in cammino non solo per benessere ma per trovare il proprio cuore, il proprio centro.

E’ nata per caso la voglia di mettermi in cammino, poi è cresciuta scoprendo quello che c’è dentro ogni piccolo viaggio. Viaggiare non è soltanto andare lontano, prendere un aereo, scegliere un albergo e visitare posti all’estero. Ognuno di noi è straniero a se stesso. Si può conoscere se stessi anche dentro una passeggiata lunga un dialogo tra te e un’altra persona conosciuta al momento, che forse non rivedrai mai più ma che è passata sulla tua strada in un momento preciso.

Dove porterà tutto questo camminare? Me lo chiedo spesso ed è bello non avere una risposta e aspettare di conoscere un altro pezzo di me che un giorno me lo svelerà.

Il bello dell’essersi messo in cammino è sapere soltanto che un giorno o l’altro ti ritroverai a parlare di un altro te.

La canicola e le altre cose che non ho detto

 

Scrivo due righe brevi per dire che non ho dimenticato di avere un blog, anzi! Sono stati (e sono ancora) due mesi pieni di cose, di odori, di sere, di passi, di respiri, di urla implose, di articoli letti a morsi, di piacevoli sorprese, di gioie ritrovate e di vecchie e ipocrite amicizie accantonate una volta per tutte e per sempre. Sono i giri di boa, quelle stagioni in cui sembra che non cambi niente e invece cambia tutto. Hanno scoperto Kepler452b e io ho sorriso perché giusto poco tempo fa avevo scritto su di un film che aveva colpito la mia curiosità rispetto ad un’altra Terra come la nostra (http://wp.me/p3AtVZ-9I) . L’estate è quasi terminata, ma essa in fin dei conti è un battito di ciglia: è il tè delle 17 o il cornetto delle 6 con gli amici a finire di raccontarsi le cose della vita. E’ il passaggio violento e totale di gradi subiti all’ombra di parcheggi pieni e tramonti inafferrabili. Ma non voglio parlare dell’estate che è passata ed è finita, perché la nostalgia mi piace assaporarla quando c’è e l’estate è ancora dietro le persiane chiuse delle due del pomeriggio a sentire le cicale che chiedono un ristoro al loro purgatorio.

Ci vediamo a settembre, con le ali sugli occhi a raccontar le strade.

Ho pensato di scrivere il mio punto di vista sulle cose del mondo

il Conformista

"Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati" B. Brecht

AURAL CRAVE

music, art, stories for open-minded people

Photoworlder

Il mio scopo principale è viaggiare, eternamente nomade.

Praticare Qigong

Blog personale - Paola Borruso

daniela e dintorni

con un'attenzione particolare alle donne

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

✰POLIBIO & The family

LIFE IS A NONSENSE, WILL IS POWER, BE ARTISTIC, NOW ✰ Mariano P.

CinnamonInTheAir

It's the little things

Pensieri di una lupa solitaria

Una lezione priva di dolore non ha valore. Perché, senza sacrificio, l’uomo non può ottenere nulla.

Ilaria Fluido

L'Orso con gli Occhiali

la Ciarla

a cura di Giovanni Pistolato

ilcercatore66

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Radio Kafka di Francesco Urbani

Blog della "Casa d'Inchiostro" - Istituto di Biblio e Arte Terapia

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